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Il lavoro Aaron Koblin (la visualizzazione di una giornata intera di rotte aeree sugli Stati Uniti ) è la prova esaustiva di una [nuova] potente estetica del tracciamento, dell’informazione, del dato puro.
Tanto puro da risultare privo di altro valore, che non sia quello visuale.

Mappa di Comunità, Niguarda, il fronte
Oltre un anno di lavoro fra tavoli di partecipazione, elaborazione e progettazione della mappa, raccolta del materiale
e stampa, ma, da ieri, abbiamo messo in circolazione 5000 copie della prima Mappa di Comunità dell’area urbana milanese: la Mappa di Comunità di Niguarda.

Mappa di Comunità, Niguarda, il retro
Un progetto coordinato dalle antropologhe di Tramemetropolitane nel quale il nostro compito principale
è stato quello di mediazione culturale realativa alla rappresentazione del territorio
e alla costruzione di partecipazione per la mappatura condivisa dello spazio urbano.

Schemi iniziali per il map design
Il progetto della Mappa di Comunità ha voluto tentare di
uscire da una tradizione passatista e naïf tipica delle parish maps.
Abbiamo utilizzato codici cartografici contemoranei, stratificando le informazioni e semplificando il senso e le relazioni grafiche e logiche.
La mappa rimane uno strumento aperto, incrementale, in costante modifica, e tende a tracciare elementi socialmente rilevanti, memorie, vissuti, per favorire una rilettura dello spazio da parte del fruitore.
La mappa delimita aree su cui far sedimentare nuove forme di conoscenza locale, favorendo la connessione fra memoria e spazio.
La mappa stessa spiega le sue ragioni:
“Non è una carta geografica o un catalogo di monumenti, bensì un mezzo che aiuta una comunità a percepire con più
chiarezza i contorni del proprio patrimonio storico e culturale. In quanto narrazione corale la Mappa di Comunità
contribuisce al processo di ricostruzione di storie collettive, con l’obiettivo di conservare la memoria per comprendere
il presente e immaginarci il futuro.”

Mappaura partecipativa con strumenti GPS
Ci siamo immaginati il futuro anche attraverso nuove tecniche di mappatura
partecipativa, utilizzando GPS, cartografie libere basate sul web, come Open Street Map e GIS che possano facilitare lo scambio e la stratificazione dei dati
territoriali.
Il passo successivo riguarda ora l’estensione del processo di mappatura a tutta
l’area dell’ecomuseo e lo sviluppo di strumenti innovativi con cui raggiungere ampie fasce della popolazione in grado di arricchire il percorso.

foto di Andrea Giacomelli
L’anno accademico si è “chiuso” il 2 luglio con il seminario dedicato alla presentazione
del progetto di mappatura partecipata della città di Milano a cura di Open Street Map Italia e GFOSS Italia.
Gli interventi della giornata:
- Il silenzio della mappa. Ridisegnare identità urbane condivise – Daniele Villa – DiAP, Politecnico di Milano
- Perché siamo qui ? (Andrea Giacomelli – Associazione Italiana per l’informazione geografica libera – GFOSS.it)
- La cartografia vista dal basso (Edoardo Marascalchi – OpenStreetMap Foundation)
Fondamentale il contributo di Radio Popolare Milano e della trasmissione Mentelocale
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